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IL NOSTRO FUTURO: LA GUERRA

  • Immagine del redattore: Nando Marinucci
    Nando Marinucci
  • 28 ago
  • Tempo di lettura: 2 min

Un passato di colpevole indifferenza per un futuro di buoni propositi


Il 14 maggio 1948 nasce lo stato d’Israele e, dopo pochi giorni, ovvero il 25 maggio 1948, viene attaccata dalla Lega Araba dell’epoca; Israele respinge ed amplia i confini con l’esodo di 700 mila palestinesi: la Nakba. Tralasciando la crisi di Suez nel 1956, con Francia e Regno Unito impegnate per il controllo del canale, poi, in quei luoghi, non si registra altro che una sequenza incalcolabile di guerre e conflitti Arabo Israeliani con dati che ai nostri giorni dicono: nove grandi conflitti e quaranta operazioni militari; praticamente Medio Oriente sempre in guerra.


Dal bianco e nero della guerra dei Sei Giorni del 1967, attraversando i primi colori della Guerra del Kippur, delle guerre d’attrito e delle Operazioni Libani, non abbiamo fatto altro che registrare una serie di sigle inquietanti, che si sono succedute nel tempo, legate solo alla guerra; quelle più note delle formazioni arabe che vanno dall’OLP ad Al Fatah e ad Hezbollah, fino alla Jihad islamica. Ecco in tutti questi anni non abbiamo fatto altro che annotare una guerra quotidiana con tutta una serie di sigle di formazioni militari, para militari e terroristiche come quella ampiamente nota di Hamas: da quei luoghi solo notizie di distruzione, sangue e morte.


E poi le sigle Israeliane dall’altra parte, quelle come al Tzahal, ovvero dell’Idf, dell’esercito israeliano, con tutte le sue forze speciali del Sayeret Matkal, Shayetet 13, Shaldag e il famoso ed oscuro Mossad.


Oramai siamo diventati tutti esperti del campo. Le Tv nazionali non hanno fatto altro che istruirci durante tutta la nostra crescita, da quando eravamo in fasce fino alle canizie; sappiamo tutto di questa polveriera mediorientale: oramai, prime pagine d’apertura già note prima della loro uscita.

Da quando eravamo bambini, dunque, solo notizie di guerra da quei luoghi e da quelle popolazioni; sempre notizie più inquietanti, ma ora cominciano anche a preoccuparci. Visti i cerchi e i raggi d’azione dei missili che vengono disegnati sulle cartine militari e poi diffusi nei notiziari; ogni tanto ed in forma diluita per non spaventare troppo.


Se il nostro governo, però, chiede denaro per incrementare le spese militari, se in tutto il mondo occidentale non si fa altro che raccogliere questa diffusione ossessiva d’informazione bellica, con gli Stati Uniti d’America a regolare il ritmo, e se si parla di pace ma nella realtà non si registrano che nuovi fronti di guerra: ecco, non dobbiamo solo preoccuparci per quello che sta succedendo nelle segrete stanze del potere e del denaro e sul futuro che sarà, perché sembra già tutto molto evidente; bisogna piuttosto capire cosa abbiamo fatto noi finora, quale contributo, quale sostegno e quale indifferenza abbiamo coltivato per realizzare questo quadro davvero preoccupante per il nostro futuro, per i nostri figli per le future generazioni. Nuovi tempi, nuovi atteggiamenti, nuovi buoni propositi per la pace finché c’è tempo.

nm


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