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IL BRANCO, LE SUE VITTIME E LA SALVEZZA

  • Immagine del redattore: Nando Marinucci
    Nando Marinucci
  • 2 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Da qualche giorno assistiamo impotenti ad uno dei fenomeni umani più deleteri della nostra storia italiana: l’aggressione del branco ad un singolo individuo peraltro già vittima


Tralasciando l’esperienza personale vissuta con gli inenarrabili danni materiali e morali subiti, preme sottolineare il fenomeno per invitare alla riflessione di questa dinamica che nei casi più nefasti degenera e porta alla distruzione d’ogni individuo vittima malcapitata.


Quando il conflitto ideologico cessa di essere un confronto verbale e si trasforma in disumanizzazione dell'avversario ecco che tutto si trasforma in una "guerra di sopravvivenza" dove l'altro non è più un interlocutore con idee diverse, ma un nemico biologico o morale da eliminare.


Storicamente e sociologicamente, questo punto di rottura si raggiunge attraverso precise fasi.


- La disumanizzazione della vittima con un linguaggio organizzato proprio intorno all'avversario per privarlo della sua dignità umana fondamentale. Viene etichettato esclusivamente con categorie infamanti, ridotto a un simbolo del "male". Questo azzera l'empatia dei membri del gruppo: colpire quella persona non è più percepito come un crimine contro un essere umano, ma come un atto di "giustizia".

- La diluizione della responsabilità individuale dei membri del branco che si attiva con l'effetto spettatore combinato con l'anonimato della massa. Il singolo individuo non sente su di sé il peso morale o legale dell'azione, perché si convince che "lo stanno facendo tutti" o che sta eseguendo la volontà superiore del gruppo e c’è sempre il superiore, l’ideatore con un nome e cognome.

- Le derive moderne come fenomeno che si manifesta con la radicalizzazione online e lupi solitari: Il branco virtuale (social network, forum estremisti) isola l'individuo in una camera dell'eco ideologica. Sebbene il branco sia digitale, spinge il singolo più instabile a compiere crimini mirati nella vita reale (fenomeno visibile nei crescenti episodi di violenza politica radicale).


Le conseguenze sono tutte concentrate sulla salute pubblica, inutile girarci intorno: c’è chi ci rimette anche la vita. Esistono svariati studi sociologici per descrivere questo maledetto fenomeno ed ognuno può farsi un’idea attraverso la ricerca in rete.


Quello che preme ricordare, assistendo al caos mediatico di questi ultimi giorni, è che l’azione del branco, soprattutto politico, tende alla distruzione totale dell’avversario, alla sua eliminazione, anche fisica; quando la politica smette di essere lo strumento per amministrare per il bene comune ma diventa una fede cieca che richiede il sacrificio fisico del nemico per riaffermare l'esistenza del gruppo stesso, non c’è né per nessuno.


Ho vissuto in prima persona questa esperienza da vittima ed è stata una di quelle più terribili.

L’augurio migliore è di non prendere parte a queste pratiche disumane, ma a chi si fa promotore e partecipe di questa pratica selvaggia e primitiva, l’augurio ovvero la speranza è quella che si ravvedi perché il tempo offre sempre grandi possibilità e bisogna cogliere le occasioni, poi, il perdono è sicuramente rituale ma la salvezza è del tutto personale.

nm


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