LA NUOVA CITTÀ REGIA
- Nando Marinucci
- 10 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 11 mag
Chieti, nuova capitale dell’umanesimo digitale
Mancano pochi giorni al voto per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Chieti, mancano proprio quei giorni utili al cittadino libero per dare inizio alla sintesi di tutto ciò che ha letto, ascoltato e vissuto nella campagna elettorale per esprimere una scelta convinta e decisiva per il voto.
Non riusciamo a nascondere l’affetto più profondo per la nostra Chieti, la nostra città del cuore che sembra stia vivendo uno dei suoi momenti più tristi. Un declino che sembra non conoscere limiti; nonostante la sua storia, si continua in un lento processo di decadenza.
Dall’antico ordinamento municipale romano, alla sua affermazione di centro egemone nel medioevo fino ai giorni nostri, la città, bisogna riconoscerlo, ha sempre rappresentato un’eccezione di stabilità, e tuttavia, proprio nel confronto tra i suoi momenti di apogeo politico e delle sue fasi di resilienza, oggi, bisognerebbe rintracciare la chiave per un vero ed autentico rilancio.
Dalle gloriose origini della Teate romana, la città ha attraversato secoli bui resistendo ai barbari e alla distruzione dei Franchi che ne mutarono il volto senza, però, spegnerne lo spirito. Con gli Svevi, ha consolidato il prestigio, ma con Angioini, prima, e gli Aragonesi, poi, Chieti ha conosciuto una trasformazione urbanistica, demografica, economica e culturale che la ha portato a vivere il suo secolo d’oro: nel 1443 elevata a Metropoli degli Abruzzi, un titolo che ancora porta inciso nel cuore.
Lungo ma non drammatico il Vicereame spagnolo, che ne ha definito l’impronta barocca, ma con i Borboni ecco emergere la città fulcro forense del Regno ed infine, con i Savoia e l’Unità d’Italia, l’assunzione di un ruolo fondamentale per la regione: prezioso perno militare e burocratico, ne confermano la sua natura di sentinella storica delle istituzioni.
La sua caratura morale si manifesta con vigore nel momento della crisi sistemica. Dichiarata Città Aperta nel 1943, Chieti ha accolto più di centomila profughi in un atto di sovranità civile, oltre le logiche delle armi.
Con il dopoguerra ecco la prova più alta: la Ricostruzione.
Non fu solo un atto tecnico ma un risorgere dalle ceneri. Con caparbietà, la città ha saputo riconvertire la propria identità gettando le basi per lo sviluppo moderno ed universitario, dimostrando una capacità innata di rigenerazione collettiva che noi abbiamo il dovere, quali eredi, di rivalutare se non esaltare per i suoi straordinari sacrifici.
Oggi la decadenza è ben visibile; l’inverno demografico detta il ritmo, triste e perentorio, di tutte le negatività che si stanno succedendo, mestamente una dopo l’altra, e che vanno chiudendosi ognuna nel loro lento e profondo silenzio.
Nonostante le buone intenzioni degli amministratori che si sono succeduti nel tempo, nonostante le straordinarie idee esposte e proposte, e le certezze comprovate dai vari candidati adesso in corsa, oramai, è inutile ripeterlo, si vive ai margini di un’agenda politica che procede veloce verso altre direzioni.
Si corre verso l’intelligenza artificiale e le attività frenetiche della costa e tutto va verso altri canali che non sono quelli auspicati, purtroppo.
Ma Chieti, nonostante tutto, è in attesa di una scintilla.
Una storia tra vette imperiali e silenzi profondi, la Teate che fondò biblioteche nella Roma antica, la roccaforte tanto amata dallo Stupor Mundi, la metropoli degli Abruzzi che batteva moneta, la città che seppe farsi grembo d’umanità per un’intera regione ferita, non può chiudere alle sue legittime ambizioni.
La storia, quale respiro ciclico, tra la polvere e l’oro. C’è sempre un momento nella storia di ogni civiltà, in cui la rassegnazione al tramonto si trasforma in una nuova alba: Chieti oggi vive questo crinale ma non è la prima volta.
Si sta vivendo una decadenza tipica si direbbe. Un fenomeno complesso di persistenza urbana, adattamento ed il silenzio dei Palazzi nobiliari; bisogna prendere atto che sta rischiando una decadenza un po’ più pericolosa, quella di una malinconica irrilevanza nazionale.
Per invertire questa rotta, adesso, non servono parole di vertici potenti o visite elettorali di politici vari o qualche concessione governativa, serve uno strappo visionario: trasformare la città, indicandone la sua legittima elezione: Chieti Città Regia, una provocazione per offrire un’identità conforme alla sua essenza.
Ma quale Chieti si vuole per il Futuro?
Ed ecco l’idea: Chieti sede di un Summit Internazionale dell’Identità.
Mentre il mondo corre veloce verso l’intelligenza artificiale priva di memoria, Chieti potrebbe proporsi come Metropoli del Pensiero. Un Forum Internazionale delle Città Storiche dove discutere di come l’uomo possa restare al centro del progresso.
La Città possiede tutti i requisiti per farsi promotrice di questa idea, ponendosi come baricentro di un nuovo umanesimo digitale. In un’epoca di accelerazione tecnologica, spesso priva di riferimenti etici, ecco la città storica, lenta, silenziosa e misteriosa, che offre lo scenario ideale dove l’innovazione potrebbe incontrare la profondità del pensiero critico.
Il rilancio potrebbe passare proprio per la ricomposizione dell’organismo cittadino, superando la stancante dicotomia tra lo Scalo e il Centro Storico.
La realizzazione di un sistema di collegamento meccanizzato – un Ascensore del Tempo – non è solo un’infrastruttura, ma il dispositivo capace di unire la ricerca scientifica dell’Ateneo con il patrimonio dei palazzi storici e la natura dei contesti rurali (Bisognerebbe rivitalizzare il Progetto della Funicolare dotandolo di momenti studio e riflessione lungo il tragitto dallo Scalo al Colle al parco dell’Alento).
Non bisogna continuare a guardare la costa con il complesso di chi è rimasto indietro; Chieti gode di una posizione di privilegio geografico e filosofico: la cerniera funzionale tra l’energia produttiva dell’Adriatico e la sacralità rurale della Maiella.
Invertire la storia, dunque. Questo oggi significa passare dal silenzio, dell’abbandono dei fallimenti, al silenzio fecondo della riflessione, del rilancio e della gratificazione. Chieti ha il rango, la memoria autorevole e la forza della sua ricostruzione per reclamare il proprio ruolo, quello di Metropoli del Sapere.
Ogni auspicio all’esito del voto e nelle mani dei futuri amministratori; nei loro programmi, nelle loro idee e nelle loro specifiche capacità soprattutto visionarie ecco la nostra più rosea prefigurazione di un nuovo, autentico e memorabile capitolo di questa storia chiamata Chieti.

Nando Marinucci
Nuovi Tempi



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