top of page

I VERI NATALI DI CHIETI

  • Immagine del redattore: Nando Marinucci
    Nando Marinucci
  • 13 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Nel fatalismo popolare più silenzioso, la leggenda di un vero eroe teatino: Gerolamo Nicolino


La leggenda vuole che i natali della città risalgano all’anno 1181; data definita da calcoli, studi e congetture varie sull’Historia della Città di Chieti del noto storico teatino Girolamo Nicolino (1604 -1664).

Un racconto interessante, quello di questo studioso; sorto dall’anima popolare della città dell’epoca, un mondo in contrasto con quello d’élite del più illustre antagonista Niccolò Toppi. Due vite, due mondi diversi, due storie contrapposte, due visioni opposte da vivere nella stessa città: la Chieti del Seicento. Una città che, dopo l’epoca d’oro degli Aragonesi, avverte i primi sintomi di decadenza. Una perdita di prestigio e di autorevolezza da proiettarla, in modo crudele, nell’ignobile oblio; dunque, bisogna resistere in qualche modo e rilanciare la città, con i suoi retaggi, le sue risorse, i suoi simboli.

Un periodo molto delicato il Seicento; si deve confermare la statura di città regia, di guida di un popolo fiero, ma soprattutto di riferimento affidabile, credibile per i vertici di potere dell’epoca.

Ecco, dunque, la necessità di trovare l’artificio giusto, l’espediente, la trovata: la storia delle origini eroiche.  

La costruzione di un mito, di una leggenda legata all’antichità, agli antichi eroi greci; ecco, l’audace scelta di una città, dei suoi vertici e della sua cultura popolare.

Una città che si carica di una responsabilità davvero misteriosa, soprattutto coraggiosa.

Una passione, una dedizione, ma soprattutto una convinzione che, con l’ingegno, l’aiuto giusto, e il sussidio d’ogni pertugio filologico disponibile, realizza l’impossibile: la Chieti del Pelide Achille.

La storia sui natali di Chieti, dunque, è presto realizzata. Confezionata in un volume ufficiale: Historia della Città di Chieti. Una storia, ovviamente, inventata e che oggi potrebbe allinearsi alle cosiddette fake news.

È evidente che Chieti non nasce dall’opera fondativa dell’eroe Achille, e dei suoi compagni, per onorare la madre Teti; non esistono prove, documenti, fonti tali da confermare questa idea audace, questa teoria. Si tratta di una storia falsa, contestata fin dall’inizio dagli studiosi contemporanei, quali Niccolò Toppi, e confutata da tutta una schiera di studiosi, archeologi e scienziati che, fino ad oggi, la ritengono tale.

Le originarie attività umane rilevate sul colle dell’odierna Chieti sono quelle del Neolitico e sono state scoperte a fine Ottocento da eruditi studiosi e con gli scavi relativi guidati da Vincenzo Zecca presso la Civitella. I primi nuclei abitativi risalgono dunque a circa 7000 anni fa. Da villaggio neolitico a caposaldo protostorico alla Teate dei Marrucini, Chieti conosce una trasformazione nel tempo che non permette dubbi di sorta per gli studiosi; il suo popolo e la sua denominazione attuale derivano da fatti storici specifici locali e da forme linguistiche locali. Dalle radici theute [tribu], touta [popolo, comunità], alle varie altre forme rilevate nel tempo come Tete, Thete, Teete, Tiati, Tieti ecco l’origine dell’attuale denominazione: Chieti.

Stesse radici portano ad altre simili denominazioni, a città dalle simili origini linguistiche in Italia come Teate Apulum, l’odierna Chieuti, Teavari, l’odierna Chiavari, o anche Thauto, l’odierna Taio in Trentino ma anche all’Estero come Traiectum, l’odierna Utrecht, o Theotmalli, l’odierna Detmold.

Inutile allargare il campo, si rischierebbe d’insidiare la bellezza dei legami fra città e leggenda ma soprattutto il forte patriottismo municipale, quale respiro vitale per la città.

Il sapore di quella visione mitologica, seppur utilitaristico ed irradiato con prepotenza nell’anima popolare di quel Seicento teatino, si è oramai trasformato in una esigenza identitaria, penetrata fin nei luoghi più angusti e remoti dell’anima cittadina, nei suoi caratteri, nelle sue celebrazioni, nelle sue simbologie ed istituzioni.

Chieti è città di Achille, con tutto quello che può piacere o non piacere; con tutto ciò che può interessare o meno, oramai l’immagine dell’eroe greco risalta dappertutto in città.

Dallo stemma municipale alle sculture dell’eroe a cavallo, dagli stendardi, dai gonfaloni alle denominazioni di palazzi e sedi istituzionali; dalle decorazioni ornamentali alle fontane pubbliche; dagli stemmi in ghisa dei tombini alle carte intestate; dalle associazioni culturali e sportive ai comitati civici; dalle più disparate iniziative civiche alle installazioni monumentali e celebrazioni d’ogni genere alle parole, ai racconti, ai pensieri d’ogni teatino.

Maggio rimane dunque il mese per le celebrazioni ufficiali dei natali di Chieti; nasce il 9 maggio 1181 a. c., un bel po' di anni prima di Roma. Questo è un vanto di cui poter andare, sicuramente, orgogliosi, ma prim’ancora sarebbe necessario un giusto riconoscimento, quello giusto che manca ancora. Un tributo doveroso al vero eroe di questa impresa è d’obbligo per la città di Chieti. Un tributo, un monumento a Girolamo Nicolino per il suo capolavoro, l’Historia della Città di Chieti che ebbe l’autorizzazione alla pubblicazione il 24 maggio 1654 e, dopo tutti i visti d’autorità, conobbe la stampa solo i primi mesi del 1657, qualche anno prima della sua morte.

Il 15 settembre 1664 Girolamo Nicolino viene accoltellato mortalmente sulla scalinata del retro della Chiesa di San Francesco al Corso, sembrerebbe, per opera di un chierico legato alla famiglia di Niccolò Toppi. Un assassinio misterioso, un delitto impunito; un vero e proprio omicidio politico rimasto senza colpevoli.

Girolamo Nicolino rappresentava e difendeva gli interessi del popolo e l’autonomia della città mentre Niccolò Toppi era espressione della nobiltà e del potere centrale napoletano. L’omicidio non vide sommosse o contestazioni di sorta del popolo teatino; per timore, tutto si spense nella rassegnazione fatalista più profonda.

nm


Commenti


bottom of page