EPSTEIN FILE CONFERMANO IL TEOREMA: IL POTERE CHIAMA LA PERVERSIONE
- Nando Marinucci
- 4 apr
- Tempo di lettura: 2 min

Da giorni circolano milioni di pagine di questo scandalo epocale: foto, nomi e conversazioni con conseguenze che stanno alimentando cronache e dibattiti anche fuori dagli States (anche in Italia Salvini è citato tantissime volte).
Tutto questo, comunque, non fa che confermare una nota regola: il potere chiama in modo sistematico alla perversione: egoismo, lussuria, furore, avidità, negligenza con una tristezza, la più profonda, che chiude ogni discorso.
I file di Epstein non sono solo cronaca giudiziaria, ma la dimostrazione empirica di un meccanismo sistemico. In queste geometrie del male, il potere agisce come un acceleratore dei vizi capitali.
Egoismo e avidità emergono in tutta la loro forza; il potere estremo crea un senso di impunità psicologica. Chi lo detiene smette di vedere gli altri come esseri umani, trasformandoli in oggetti, strumenti o risorse per il proprio compiacimento.
Lussuria e furore affiorano in tutto il loro squallore con la ricerca spasmodica di stimoli sempre più estremi: il risultato dell’assuefazione. Quando puoi avere tutto, il normale non basta più, portando alla ricerca della perversione come unico modo per sentirsi ancora vivi o superiori alla legge morale.
Negligenza non rappresenta che la colpa dei facilitatori. Coloro che sapevano e hanno taciuto per non perdere l’accesso al cerchio magico, confermando che il potere corrompe anche chi ne respira solo i fumi.
Ed ecco la tristezza più profonda, il paradosso finale. Come descritto in molte analisi filosofiche sul potere deviato, l’accumulo di eccessi porta a un vuoto esistenziale incolmabile.
La perversione di Epstein era un sistema per riempire una voragine che nessuna quantità di denaro o influenza poteva colmare.
Il Teorema sembrerebbe, dunque, risolto: quando il potere non ha più un limite etico o un controllo democratico reale, la perversione non è un’eccezione, ma la sua inevitabile destinazione finale.
I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia USA nel 2026 restano il monumento a questa triste verità.



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